Un'idea non muore. In ricordo di Carla e Valerio Verbano.


Giovedì 6/09/2012 alle ore 18 (PUNTUALI) presso il Parco Marta Russo di Labaro (ingresso Via Gemona del Friuli), nell'ambito della Festa dell'Unità Comunista, la sezione ANPI Martiri de La Storta ti invita alla serata in ricordo di Carla e Valerio Verbano.

Intervengono Marco Capoccetti Boccia, autore del libro "Valerio Verbano, una ferita ancora aperta, passione e morte di un militante comunista", Alessandra Magrini, attrice e autrice dello spettacolo teatrale "Rosso Vivo", Marco Geppetti di Astra 19 e Palestra Popolare Valerio Verbano che ha conosciuto Valerio e ha seguito Carla nelle scuole per la presentazione del suo libro.


Tra gli interventi, letture tratte da "Sia folgorante la fine" di C.Verbano e A.Capponi.

Partecipa sull'evento fb: https://www.facebook.com/events/370259083043682/?ref=ts

Conferenza Stampa e sit-in dell'ANPI di Roma contro iniziativa fascista in Campidoglio

NON SI PUÒ CELEBRARE CHI HA FATTO, IN COLLABORAZIONE CON I NAZISTI, STRAGE DI PARTIGIANI E CIVILI ITALIANI. L'appello dell’ANPI di Roma. Martedì 19 giugno Conferenza Stampa alla Camera alle ore 11,30. Sit-in alle 16,30 a Piazza Madonna di Loreto (lato Colonna Traiana)

Il prossimo 19 giugno nella sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini dovrebbe essere ospitata la terza edizione del “premio Duelli-Gallitto”, un evento dedicato alla memoria dell’ausiliaria scelta Raffaella Duelli e del comandante Bartolo Gallitto, entrambi della X MAS, organizzato dall’associazione “X flottiglia MAS” e da quelle “Campo della Memoria” ed “Armata Silente”. Queste sono organizzazioni di chiara matrice nostalgica e revisionista, nate per celebrare la repubblica sociale italiana ed il fascismo.
 
In particolare, l’associazione che promuove il premio è intitolata alla X MAS (anche se fittiziamente il nome fa riferimento a quello della struttura militare della Marina Reale, dalla quale prese il nome la formazione fascista), una delle più famigerate formazioni repubblichine attiva dal 1943 al 1945, che operò con i reparti nazisti sia in operazioni militari ed in attività antipartigiane, durante le quale impiegò metodi di repressione violenti e terroristici macchiandosi di numerosi crimini di guerra, sia in rastrellamenti e deportazioni di ebrei ed altri civili italiani. Essa fu fondata in seguito all'armistizio dell'8 settembre da Junio Valerio Borghese, condannato nel 1949 per concorso nell'omicidio di otto partigiani a Valmozzola e per il reato di collaborazione militare con i tedeschi per aver fatto eseguire ai suoi uomini continue e feroci azioni di rastrellamento ai danni dei partigiani che, di solito, si concludevano con la cattura, le sevizie particolarmente efferate, la deportazione e l'uccisione degli arrestati, allo scopo di rendere tranquille le retrovie dell'esercito invasore. Lo stesso Borghese fu poi tra i promotori del fallito colpo di stato del 1970.

Già è difficile giustificare perché una associazione che celebri questa famigerata formazione, in palese contrasto con la nostra Costituzione e le leggi della Repubblica Italiana, possa ancora essere tollerata ma è ancora più assurdo constatare che il sindaco Alemanno ne ospiti le iniziative nelle sale più prestigiose del Campidoglio.
 
La celebrazione di chi ha fatto, in collaborazione con i nazisti, strage di partigiani e civili italiani non deve avvenire nel silenzio dei democratici e degli antifascisti.
 
L’ANPI si fa perciò promotrice, nello stesso giorno, di una manifestazione di tutti gli antifascisti romani ai piedi del Campidoglio, che denunci a tutta la città (che rischia di non accorgersene, come è successo per le edizioni degli scorsi due anni di questa squallida iniziativa) ed ai turisti che la visitano, questo scempio della memoria di una città Medaglia d’Oro della Resistenza, ribadendo altresì l’indegnità del sindaco che la governa. A questa manifestazione chiamiamo le forze politiche e sindacali, il mondo dell’associazionismo, la società civile, tutti i sinceri antifascisti che hanno partecipato alla grande, bellissima manifestazione del 25 aprile, i quali siamo convinti che aderiranno al nostro appello perché lo spirito antifascista è ancora forte a Roma.
 
Il sit-in si svolgerà dalle h 16:30 del 19 giugno in Piazza Madonna di Loreto (a fianco della Colonna Traiana). Sempre il 19 giugno, alle 11:30 è convocata una conferenza stampa nella Sala Conferenze Stampa della Camera, che illustrerà le ragioni dell’iniziativa.

Presentazione del libro "Guerra alle donne" - 21 giugno 2012, ore 18 a Grottarossa

La sezione ANPI Martiri de La Storta ha il piacere di invitarti giovedì 21 giugno 2012 alle ore 18 presso la sezione PRC "Amos Bigonzi" di Grottarossa, Via dell'Ospedaletto Marziale 8, alla presentazione del libro "Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, «amanti del nemico» di Michela Ponzani, (Enaudi 2012).

Oltre all'autrice, ne discuteremo con Bianca Bracci Torsi, vicepresidente dell'ANPI di Roma e responsabile nazionale Memoria e Antifascismo del PRC.

Letture ad opera delle compagne iscritte all'ANPI.

- - - - - -

«Questo nodo interiore irrisolvibile sta tutto nelle memorie, nelle singole storie delle donne; è da qui che bisogna partire per comprendere come sia possibile che nonostante la gioia della liberazione e pur ritrovandosi "vinti ma salvi" si resti "ognuno con le proprie ferite; quelle visibili e quelle invisibili, le cui cicatrici rimangono indelebili"».

Michela Ponzani, Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, «amanti del nemico» (1940-45)

Michela Ponzani (Roma 1978) ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea all'Università di Firenze. Già borsista della Fondazione Luigi Einaudi di Torino, attualmente è ricercatrice dell'Istituto storico germanico di Roma. È autrice di numerosi saggi e studi sulla Resistenza e sull'Italia repubblicana. Fra le sue pubblicazioni: L'offensiva giudiziaria anti-partigiana nell'Italia repubblicana (1945-1960) (Aracne, 2008), Senza fare di necessità virtú, con Rosario Bentivegna (Einaudi, 2011) e Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, «amanti del nemico» (1940-45) (Einaudi, 2012).



Presentazione libro: VOCI DAL LAGER





La sezione ANPI Martiri de La Storta vi invita tutte/i a partecipare alla presentazione del libro "Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945" di Mario Avagliano e Marco Palmieri.
L'appuntamento è per venerdì 27 marzo alle 18,30 presso la sede del Circolo PD Ponte Milvio, in via della Farnesina, 37.
Testimonianza di Vera Michelin Salomon, ex detenuta politica nella germania nazista.
Interviene: Mario Avagliano Giornalista e storico, autore di numerose pubblicazioni, vice presidente dell'ANPI di Roma.
Letture a cura di Silvia Pettini e Duccio Pedercini, esecuzione canti dei deportati a cura di Simone Colaiacomo e Fabio Zona.
Scheda libro:
EINAUDI Anno 2012
ET Saggi pp. XLIV - 419 € 14,00
ISBN 9788806209919
Il libro nel sito Einaudi

Seguiteci su Facebook: Anpi-Martiri de la Storta
Autori:

Mario Avagliano, giornalista e storico, è membro dell'Istituto Romano per la Storia d'Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar), della Società Italiana per gli Studi di Storia Contemporanea (Sissco) e del comitato scientifico dell’Istituto “Galante Oliva”, e direttore del Centro Studi della Resistenza dell'Anpi di Roma-Lazio. Collabora alle pagine culturali de Il Messaggero e de Il Mattino. Con Einaudi ha pubblicato: Generazione ribelle. Diari e lettere 1943-1945 (2006); Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009); Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945 (2011).

Marco Palmieri, giornalista e storico, è membro dell'Istituto Romano per la Storia d'Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar) e della Società Italiana per gli Studi di Storia Contemporanea (Sissco) e collabora col Centro Studi della Resistenza dell'Anpi di Roma. Con Einaudi ha pubblicato: Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009); Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945 (2011).

Descrizione

L’incubo ricorrente di Primo Levi mentre si trovava ad Auschwitz, era quello di tornare in Italia e raccontare la terribile realtà del lager a parenti e amici senza essere creduto. «È un godimento intenso, fisico, inesprimibile, essere nella mia casa, fra persone amiche, e avere tante cose da raccontare: ma non posso non accorgermi che i miei ascoltatori non mi seguono. Anzi, essi sono del tutto indifferenti: parlano … come se io non ci fossi. Mia sorella mi guarda, si alza e se ne va senza far parola. Allora nasce in me una pena desolata…: è dolore allo stato puro».

Nel dopoguerra gli ex deportati si trovarono «immersi in un dolore che rifiuta l'espressione narrativa», che ebbe tra le sue ragioni di fondo il «tentativo di rimuovere una esperienza troppo forte, troppo violenta, capace di mettere in discussione radicalmente le nostre certezze di uomini occidentali e per questo profondamente inquietante», la paura di non essere creduti, la difficoltà di esprimere compiutamente l’orrore vissuto, il senso di colpa per essersi salvati, il rifiuto da parte di editori, storici, mass media di ascoltare e di far conoscere quanto era accaduto nei campi di concentramento tedeschi. Questo insieme di fattori ha determinato un vuoto di memoria e di conoscenza che ancora oggi stenta ad essere pienamente colmato, in modo particolare per i deportati politici e i lavoratori coatti, ai quali è dedicata questa ricerca.

Eppure le statistiche attestano che si trattò di un fenomeno niente affatto irrilevante, visto che i deportati politici italiani (membri o collaboratori del movimento resistenziale o sospettati di antifascismo) furono circa 24 mila (10.129 di loro, pari a circa il 42,5% del totale, morirono nei lager), mentre altri 100.000 italiani (ignari cittadini, sospettati di antifascismo, renitenti alla leva, detenuti comuni, ostaggi) furono precettati o rastrellati e trasferiti nel Reich dopo l’armistizio come lavoratori coatti.

In questo studio – parte di un progetto più ampio sulle lettere e i diari dell’epoca nell’ambito del quale Einaudi ha già pubblicato “Generazione Ribelle”, “Gli Internati Militari Italiani” e “Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia” – si è deciso di prendere in esame contestualmente i deportati politici e i lavoratori coatti poiché, per quanto le due vicende sono profondamente diverse tra di loro, hanno significativi punti d’incontro nella comune esperienza della deportazione (intesa in senso ampio di sradicamento forzato e punitivo dalla propria vita e dalla propria terra), della reclusione nei lager o nei campi speciali per lavoratori (sottoposti a un livello esistenziale più o meno subumano) e del lavoro coatto finalizzato allo sfruttamento e, in ultima istanza, all’annientamento psicologico, morale oltre che fisico dei nemici del nazismo.

Negli ultimi venti anni la storiografia, per supplire alla scarsità di studi e di documentazione sulla deportazione italiana, in particolare quella politica, ha fatto largo uso della fonte delle testimonianze orali, che hanno consentito di fare luce su molteplici aspetti del sistema concentrazionario. Poche ricerche invece hanno riguardato, almeno in Italia, una fonte di prima mano, coeva, ancora reperibile in misura relativamente discreta e mai prima d’ora esplorata con ampiezza e sistematicità, rappresentata dalla corrispondenza (ammessa solo in alcuni casi, entro certi limiti e comunque sottoposta a censura) e dai diari (rigorosamente
clandestini).

Questo lavoro, dunque, in un momento in cui gli studi sulla deportazione dall’Italia hanno ripreso vigore anche grazie alla pubblicazione del “Libro dei Deportati” e al fiorire di manifestazioni in occasione della Giorno della Memoria, propone una storia dal basso della deportazione e del lavoro coatto, ricostruita e raccontata con la viva voce delle vittime attraverso gli scritti coevi. Il suo obiettivo è duplice: recuperare e rimettere a fuoco la memoria collettiva di una vicenda troppo spesso e troppo a lungo dimenticata e contribuire alla ricostruzione storica, dettagliata e approfondita, attraverso il recupero e lo studio sistematico di una gran mole di fonti – i diari e le lettere appunto – utili per sopperire alla carenza di documenti ufficiali.

I diari e le lettere raccolti, scritti tra la fine del 1943 e il 1945, sono per lo più inediti o pubblicati esclusivamente a livello locale e familiare e sono stati raccolti in forma di antologia che, nella sua cadenza tematica e cronologica (la partenza, il viaggio, la vita e la morte nei lager e nei luoghi di lavoro forzato, fino alla liberazione e al ritorno dei
sopravvissuti), consente un’approfondita rappresentazione corale del mondo capovolto della deportazione, attraverso la voce dei protagonisti annotata nel vivo degli avvenimenti.

Si tratta di documenti di straordinario valore storico, anche perché non hanno il carattere di memorie successive, ma sono stati scritti nel calore degli avvenimenti: ne emerge un quadro vario e articolato, nel quale la particolarità della singola esperienza, sottoposta ai vincoli della corrispondenza censurata e della scrittura clandestina, grazie alla coralità delle testimonianze diventa tassello di un racconto storico più ampio e generale. Il dramma individuale si fa cioè collettivo e l’apparente frammentarietà delle testimonianze diventa una risorsa preziosa per mettere a fuoco da vicino e nel dettaglio ogni singolo aspetto della vicenda storica generale.

L'unità d'Italia? Una rivoluzione. Manifestazione conclusiva del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Sala Protomoteca del Campidoglio, 24 gennaio


A conclusione delle numerosissime iniziative che in tutta Italia sono state promosse dagli organismi periferici dell’ANPI, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, viene proposta a livello nazionale una riflessione a più voci, non solo di valutazione, ma anche di prospettiva che ha l'Alto Patronato del presidente della Repubblica.

La manifestazione (la partecipazione è a inviti) che si svolgerà il 24 gennaio, dalle ore 16 alle 19,30 presso la Sala Protomoteca del Campidoglio, vedrà come protagonisti:

LUCIO VILLARI: "L’unità d’Italia come rivoluzione politica e civile".

LUIGI GANAPINI: "Questione meridionale e questione sociale: nodi irrisolti dell’Unità".

ELENA PACIOTTI: "Unità d’Italia ed Europa".

STEFANO RODOTA’: "Le virtù degli italiani".

CARLO SMURAGLIA: "Resistenza, Costituzione e Unità d’Italia".

Modera ALESSANDRA LONGO, giornalista di Repubblica.

In un comunicato l'Anpi nazionale sottolinea che "L’Unità d’Italia, una vera rivoluzione politica e civile, ha resistito alle prove più dure, alla retorica del fascismo, alla guerra e alla divisione in due del Paese tra il ’43 e il ’45, agli attacchi sconsiderati, al decorso del tempo; resisterà anche alla crisi economica e politica. In tutti questi frangenti, non solo ha tenuto, ma si è consolidata col determinante apporto della Resistenza e della Costituzione".

"Esistono, come è noto, alcuni nodi irrisolti e alcune questioni aperte; ma ci sono ormai tutte le premesse per affrontarle con decisione ed avviarle a soluzione, per realizzare un’Italia ancora più unita, indivisibile e democratica".


Piantatela! Presenti e resistenti sotto l'albero

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Sezione "Martiri de La Storta" - XX Municipio

Comunicato Stampa

‘Piantatela! Presenti e resistenti sotto l’albero’, presidio democratico a Ponte Milvio

I cittadini di Roma nord si ritroveranno domenica 12 dicembre nel luogo simbolo del XX Municipio per raccogliere fondi da donare al Museo Storico della Liberazione pesantemente colpito dai tagli dei contributi statali. ‘Piantatela, presenti e resistenti sotto l’albero’ è l’iniziativa nata per riaffermare e favorire il progresso dei valori civici e democratici, come la giustizia sociale, i diritti di cittadinanza, l’antifascismo e, primo fra tutti, il rispetto della Costituzione della Repubblica italiana di cui l’associazione dei partigiani è da sempre portavoce.

Davanti alla torretta del Valadier sarà posto un piccolo abete, che sarà dedicato alle vittime del fascismo, addobbato con gli articoli della Costituzione. Un lucchetto con il simbolo dell’Anpi sarà chiuso sulle catene del ponte a testimoniare l’impegno dell’associazione nella salvaguardia della memoria storica, patrimonio di tutti, cittadini e istituzioni, e per ‘bloccare’ogni tentativo di revisionismo spesso proprio a danno di Roma, città medaglia d’oro della Resistenza.

La raccolta fondi ed il presidio democratico di Ponte Milvio, dove si sono spesso svolte iniziative promosse da organizzazioni neofasciste e patrocinate dalle istituzioni, sono organizzate dalla sezione Anpi Martiri de La Storta in collaborazione con le altre sezioni Anpi della capitale e le forze democratiche del territorio, tra cui il Partito Democratico di Ponte Milvio, il Partito dei Comunisti Italiani di Labaro e la CGIL di Roma nord.

Parteciperanno con i loro interventi su antifascismo e memoria (ore 12-13) Ferdinando Imposimato, magistrato, Massimo Rendina ed Ernesto Nassi dell’Anpi di Roma e Lazio, Franco Giustolisi, giornalista, Rossella Barletta della Cgil, Fabio Ecca dell’Anppia, Alberto Giustini dell’ARCI Roma e Roberto Gargamelli che rievocherà la strage di piazza Fontana di cui il 12 dicembre è anniversario. Per le istituzioni locali interverranno Marco Miccoli, Dario Nanni, Fabio Nobile e Daniele Torquati, rispettivamente consiglieri di Regione, Provincia, Comune e Municipio. Verso le 15,30 si svolgerà un piccolo concerto della Stradabanda, la banda giovanile della Scuola di Musica popolare di Testaccio. Conclude alle 16,30 il presidente del Museo delle Liberazione, Antonio Parisella.

I Principi fondamentali della Costituzione

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano racconta i Principi Fondamentali della Costituzione, da "La rinascita del Parlamento. Dalla Liberazione alla Costituzione", a cura della Fondazione Camera dei Deputati


“L'elezione dell'Assemblea Costituente, l’approvazione della Costituzione Repubblicana rappresentarono una tappa fondamentale nel processo di costruzione di una nuova democrazia nell'Italia che usciva distrutta e umiliata dalla guerra fascista.

L'Assemblea Costituente, certo, sorse con un mandato straordinario: la elaborazione appunto della Carta Costituzionale, ma la sua elezione segnò la rinascita di un Parlamento liberamente eletto in Italia dopo più di vent'anni e a quell'elezione partecipò un numero alto, assai alto di elettori italiani, come mai nella storia del nostro paese e parteciparono per la prima volta le donne.

Quindi si può davvero dire una pagina nuova nella vicenda nazionale, una pagina nuova all'insegna dei valori tradizionali storici del Risorgimento e dalla nuova coscienza civile e sociale, maturata anche nella lotta di liberazione e nella resistenza.

L'assemblea costituente doveva, attraverso il progetto di costituzione, definire la tavola dei valori delle istituzioni, delle regole a cui ancorare la nuova convivenza democratica nell'Italia repubblicana.

La commissione dei 75 deputati che fu incaricata di redigere il progetto ritenne di dover partire da alcuni Principi Fondamentali che si tradussero nei primi 12 articoli della Costituzione.

Innanzitutto si definì il fondamento della Repubblica: il lavoro come fondamento della Repubblica; si proclamarono solennemente tutti i diritti politici e civili e insieme i nuovi diritti sociali; si diede una impronta solidaristica ai principi nuovi della Costituzione, sancendo anche che si dovessero creare le condizioni per il godimento effettivo da parte di tutti i cittadini del diritto all'uguaglianza nelle opportunità e nelle condizioni; si indicarono i nuovi capisaldi del rapporto tra Stato e Chiesa e si giunse, nell'articolo 11, a rendere solenne per la nuova Italia l'impegno di pace, il ripudio della guerra, della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e l'allusione era chiara alle guerre fasciste, sia alle guerre colonialiste, sia alla guerra condotta in Europa al fianco della Germania nazista e nello stesso tempo si indicava la possibilità che, creandosi nuove organizzazioni internazionali per assicurare la pace e la sicurezza, l'Italia vi partecipasse accettando una limitazione della propria sovranità.

Era in sostanza il principio su cui si sarebbe poi fatta nascere, alcuni anni dopo, la Comunità Europea.

Possiamo veramente dire che questi primi 12 articoli, questi Principi Fondamentali, costituiscono la base per una condivisione di valori comuni da parte dei cittadini di tutte le parti politiche costituiscono la base per la coesione politica sociale e morale della nazione italiana.”

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10.

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11.
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
XII
È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. …

XVIII
… La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.

Data a Roma, addì 27 dicembre 1947.

ENRICO DE NICOLAControfirmano: Il Presidente dell'Assemblea Costituente: UMBERTO TERRACINIIl Presidente del Consiglio dei Ministri: DE GASPERI ALCIDE Visto: il Guardasigilli GIUSEPPE GRASSI